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Le ragioni di una scelta in un mondo che cambia.

Inserito da Andrea Tupac Mollica on martedì, 5 maggio 2009No Comment

manifestazione_in_piazza_del_popolo_a_romaPerché un comunista ha deciso di aderire a Sinistra e Libertà. Intervento del compagno Andrea Sebastianelli in occasione della presentazione di Sinistra e Libertà ad Anzio.

Insieme ad altri compagni e compagne provengo dai Comunisti Italiani e ancora oggi molti dirigenti di questo partito, a vari livelli, mi chiedono i motivi che mi hanno portato a scegliere il progetto di “Sinistra e Libertà” rispetto all’unità dei soli comunisti. Peraltro la sezione di cui facevo parte è stata una delle poche della regione Lazio a condurre una battaglia forte e visibile a favore della mozione “Unire la sinistra” guidata da Katia Bellillo e da Umberto Guidoni, euro-parlamentare uscente e attuale candidato nella circoscrizione dell’Italia centrale, contrapposta a quella del segretario nazionale Diliberto. E allora vorrei approfittare di quest’occasione per spiegarli anche a voi questi motivi e magari a qualche compagno di Rifondazione o del Pdci che per curiosità è venuto oggi a trovarci.

I vecchi partiti hanno già fatto le loro prove nell’Italia pre-berlusconiana, con una fisionomia ben definita e, nella sostanza, immutabile. Per quanti sforzi di rinnovamento abbiano fatto, sono sempre rimasti troppo legati al passato. Tutto possono rinnovare fuorché la loro ideologia e la loro tradizione.

Certo, negli ultimi anni qualche partito ha cercato di modificarsi, come Ds e Margherita che hanno dato vita a un ibrido freddo e poco incisivo. Altri partiti, quelli a noi più affini, hanno fatto e fanno di tutto affinchè i cambiamenti appaiano quanto minori possibile. Dal lato ideologico, sono soprattutto preoccupati di dimostrare che il pensiero di Marx sia ancora attualissimo e capace di tutto comprendere e guidare. Dal lato pratico non riescono più a stabilire un contatto diretto con le cose e con gli uomini, che vedono quasi sempre attraverso uno schermo teorico.

Sinistra e Libertà, invece, non ha fatto ancora le sue prove, in una parola non è cristallizzata. La sua tradizione è in una fase di costruzione che, per sua natura, non può appesantirci. Pur restando fermo lo scopo iniziale, dare all’Italia una larga forza di sinistra, abbiamo intrapreso un cammino, siamo in evoluzione. Evolviamo non per un bisogno indistinto di novità e di dinamismo ma perché il mondo, l’Italia stessa, mutano sotto i nostri occhi e perché ora più che mai, anche in ragione della riconquistata nostra autonomia di pensiero, sentiamo in tutta la loro forza e specialmente in tutte le loro conseguenze positive i motivi animatori di Sinistra e Libertà.

Da questo insieme di caratteri propri di Sinistra e Libertà, mi sembra che derivino due conseguenze importanti.

La prima è che chi entra oggi in Sinistra e Libertà sa di non entrare in una formazione politica chiusa. Chi entra in Sinistra e Libertà entra in un movimento… in movimento. Questa non è impotenza, confusione o incertezza, come alcuni denigratori amano ripetere. E’ slancio, è freschezza, e anche meditato disegno. Noi vogliamo che Sinistra e Libertà si presenti ai giovani italiani, e ai giovani italiani-immigrati, come una formazione nuova che essi soprattutto, dal giorno in cui si metteranno in movimento con noi, saranno chiamati a potenziare e ad affermare.

La seconda conseguenza è che ogni tentativo di classificarci o di criticarci in termini di passato e di lotta politica è assurdo e sterile.

Recentemente, un compagno e amico del PdCI, mi ha chiesto: “se in Italia c’era bisogno di questa nuova formazione politica, perché non si è costituita prima?”. La risposta per me era ed è semplice: perché fino ad oggi in Italia non c’era posto per un movimento come il nostro. Nell’Italia di ieri non c’era posto per Sinistra e Libertà. Ds e Margherita, rivaleggiando tra loro nel rivendicare la rappresentanza, gli interessi e gli ideali di alcune categorie sociali, nella pratica impedivano lo svilupparsi di un nuovo fermento politico.

Vicino a loro c’era posto soltanto per dei partiti che fossero espressione di esigue minoranze. Non c’era posto invece per un grande movimento. Rifondazione e PdCI potevano esistere solo in funzione di questi due partiti, Ds e Margherita che, nella loro rivalità congenita, utilizzavano le ali estreme per boicottare questo o quel provvedimento. Rifondazione e Comunisti italiani sono stati gli esecutori inconsapevoli di un gioco che in seguito, con la scelta di Ds e Margherita di fondersi nel PD, non aveva più ragione di esistere, ma anzi era ora deleterio per il PD, e con esso si esauriva anche il ruolo giocato da questi partiti, fossilizzati sul fatto che bastava il 2% per ottenere ruoli e incarichi. La nascita del PD ha cambiato questo stato di cose. Anche loro, PdCI e Rifondazione, lo dicono ma evidentemente ancora non lo hanno capito.

Ma oggi? E domani?

Noi siamo nati, noi esistiamo, proprio in ragione della crisi profondissima del mondo contemporaneo, accelerata dall’aver dato vita al PD. Noi esistiamo in ragione degli errori, delle insufficienze gravissime dei vecchi movimenti politici. Perché una cosa è certa: le ipoteche del passato non hanno corso nell’avvenire. Domani, quando la crisi del capitalismo precipiterà, domani si ricomincerà da capo sulla base del lavoro ideale e pratico di questi anni.

I vecchi partiti non troveranno intatte le vecchie situazioni. E’ da prevedere invece il contrario. Ed è possibile, anzi è probabile, che un movimento nuovo riesca meglio dei vecchi, sui quali grava il peso di una sconfitta, a conquistare l’avanguardia della classe lavoratrice e intellettuale e a influenzare il corso del cambiamento. Per questo abbiamo scelto di iniziare questo cammino con Sinistra e Libertà.

Sinistra e Libertà sta lavorando per creare in Italia una minoranza di intellettuali e di lavoratori che attraverso un rinnovamento totale dia vita ad una nuova società fondata sul principio di libertà e uguaglianza.

Lo abbiamo detto molte volte ma lo ripeto. Non vogliamo solo una generica Italia libera, come vorrebbe la destra. Vogliamo un popolo italiano liberato in tutti i suoi elementi e in tutti gli aspetti della sua esistenza.

Un operaio libero nella sua fabbrica, un contadino libero sulla sua terra, un tecnico libero nel suo sforzo organizzativo, un ammalato libero nelle sue scelte, una cultura e un pensiero liberi nelle loro manifestazioni, la possibilità per tutti gli uomini non già di nascere perfetti e liberi in una società perfetta, come sognano gli utopisti (magari fosse così!), ma di farsi liberi in una società che anziché a soffocare sia diretta a favorire lo sviluppo e l’esercizio delle più alte facoltà umane. Ecco la nostra libertà.

E allora, a quelli che oggi ci indicano come traditori di un qualcosa, di un simbolo, di una storia, dico che il cambiamento e il rinnovamento prima di volerli operare sugli altri e con gli altri, bisogna operarli dentro di sé.

Per questo Sinistra e Libertà fa affidamento soprattutto sui giovani che vengono vergini di esperienza politica, su molti degli stessi giovani immigrati che possono aiutarci a costruire un partito in grado di capire e comprendere cose diverse dai nostri paletti culturali.

Oggi siamo attraversati da un cambiamento epocale. E per spiegarne la portata voglio parlarvi brevemente di Melfi, dello stabilimento Fiat di Melfi impiantato circa 25 anni fa. Quello di Melfi è stato il più grande stabilimento automobilistico d’Europa. La Fiat arrivò a costruirlo in quel luogo della Basilicata dopo uno studio iniziato dieci anni prima, quando la crisi del sistema produttivo fordista manifestava tutte le sue crepe. C’era bisogno di una svolta, anche perché in circa vent’anni il sistema di produzione giapponese era diventato il primo a livello mondiale.

Per sopravvivere e per ripartire bisognava cambiare mentalità e conoscenze. Quando la Fiat avviò i colloqui per selezionare operai e impiegati, fece a tutti la stessa domanda: che esperienza hai nel settore? Quelli che avevano già lavorato in altre fabbriche del nord e del sud pensavano di avere una maggiore opportunità, invece la Fiat selezionò tutti i giovani che non avevano alcuna esperienza perché avevano bisogno di menti fresche e libere in grado di capire meglio e più velocemente il nuovo sistema produttivo. A differenza di chi, avendo una formazione pre-esistente, ragionava con logiche vecchie e ossidate.

Della stessa cosa ha bisogno oggi la sinistra italiana, di menti libere non fossilizzate dalle ideologie e dai simboli del passato. Solo da questo dipende il futuro della sinistra italiana e, con essa, di Sinistra e Libertà.

Quindi: lavoro concreto, un po’ di spregiudicatezza, tanta freschezza e molta passione ritengo siano e debbano essere le qualità di una sinistra del 2009 che veramente intenda raccogliere le speranze di una parte consistente della nostra società.

Concludo citando una frase del compagno Umberto Guidoni che ricordo essere stato il primo astronauta italiano: “dallo spazio ho visto una sola Terra, ho immaginato un solo futuro possibile, fatto di Sinistra e di Libertà”.

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